"Vorrei ringraziarvi per quello che fate: provvedere cibo a chi ha fame. Non è assistenzialismo, vuol essere il primo gesto concreto di accompagnamento verso un percorso di riscatto. Guardando a voi, immagino l’impegno gratuito di tante persone, che operano nel silenzio e fanno bene a molti. È sempre facile dire degli altri, difficile invece dare agli altri, ma è questo che conta. E voi vi mettete in gioco non a parole, ma coi fatti, perché combattete lo spreco alimentare recuperando quello che andrebbe perduto. Prendete quello che va nel circolo vizioso dello spreco e lo immettete nel circolo virtuoso del buon uso. Fate un po’ come gli alberi – questa è l’immagine che viene –, che respirano inquinamento e restituiscono ossigeno. E, come gli alberi, non trattenete l’ossigeno: distribuite ciò che è necessario per vivere perché sia dato a chi ne ha più bisogno" (Papa Francesco).

Con queste parole (rivolte i membri della federazione europea dei Banchi Alimentari il 18 maggio scorso) si è aperta la riunione mensile dei volontari della cucina, insieme con gli operatori della mensa e la direzione. Dopo una riflessione sulla natura della loro opera di carità, espressa anche dal recupero delle eccedenze alimentari che, secondo Provvidenza, vengono donate al Samaritano, sono state approfondite anche questioni più tecniche come l’orario di apertura (proposto dalle 19:30 alle 20:15); il bis (per pane e insalata); il superamento delle stoviglie in plastica (novità accolta con entusiasmo da tutti); l’importanza di condividere un decalogo, anche molto semplice, sull’utilizzo delle attrezzature e i detergenti per la pulizie. Molto apprezzata è stata l’idea di ripristinare la figura di un operatore di sala, seduto a cenare insieme con gli ospiti. Quando possibile, sarebbe un modo importante per instaurare una relazione significativa con loro; sarebbe molto bello se si riuscisse a dedicare la stessa attenzione anche agli ospiti richiedenti asilo che vivono in Villa Francescatti.