Tratto da Verona Fedele del 16 maggio 2021

Tanti sono i bivi nella vita di una persona: se prendi la via sbagliata, poi è difficile tornare indietro. Girando nei corridoi della Casa accoglienza Il Samaritano, di Caritas diocesana veronese, si sentono molte di queste storie, di questi bivi imboccati nel modo sbagliato e delle difficoltà quotidiane di ogni persona per provare a rimettersi in piedi. 
Anche grazie ai fondi Cei dell’8x1000, Caritas riesce a realizzare per molti senzatetto veronesi progetti ad hoc, per aiutare queste persone nel reinserimento sociale, nel ritrovare sé stessi, un lavoro, la dignità, una casa. Abbiamo incontrato Thomas (nome inventato nel rispetto della privacy, ndr), giovane 27enne veronese, che ha iniziato la sua storia di scelte e bivi otto anni fa, come lui stesso ci racconta. 
«Nel 2013 ho avuto problemi famigliari e non potevo più stare a casa con i miei genitori. Sono fuggito di casa, ma non sapevo dove andare. Ho trovato in un parco a Verona una struttura in marmo che mi permetteva di stare sdraiato e leggermente al riparo dalla pioggia». Dormire per strada non è solo freddo e scomodità, ma dagli occhi di Thomas traspare anche tutta la paura provata in quei mesi: «Devi sempre dormire con un occhio aperto, perché non sai mai chi può venire in un parco. Anche per questo non rimanevo mai troppo tempo nello stesso posto. La cosa incredibile era che di sera la gente, soprattutto i bambini che passavano in passeggiata con i genitori mi indicavano, come fossi pericoloso, un delinquente. In realtà non sapevano che io avevo più paura di loro ed ero felice se mi passavano famiglie vicine, perché mi sentivo più al sicuro».
La paura con il tempo ha lasciato spazio ad un altro sentimento che la strada provoca: la vergogna. «Dopo mesi in strada, ho trovato un posto nuovo. Ponte Risorgimento, vicino a San Zeno. Andavo a dormire lì sotto, per ripararmi dalla pioggia, perché c’era anche meno freddo, ma soprattutto perché mi vergognavo meno. C’era meno gente che passava, meno gente che mi vedeva dormire per strada, stavo meglio con me stesso».
La domanda che ci facciamo quando incontri un ragazzo che a 19 anni decide di vivere per strada è sempre una. Perché? Non c’erano alternative? È lo stesso Thomas a spiegarci i motivi di quella scelta drastica. «Ero già scappato di casa, anche da minorenne. Con la mia famiglia non andava bene, c’erano grossi problemi e tutte le volte cercavo rifugio da amici. Però l’ultima volta ho proprio deciso di dare un taglio definitivo: mi sono detto che non sarei più tornato indietro e volevo provare a farcela da solo. Mi vergognavo continuare a chiedere aiuto ad amici. E così ecco la scelta di non dipendere da nessuno se non da me stesso». Con la strada Thomas ha chiuso i legami con la famiglia d’origine, con altri parenti e anche con amici storici. Si è ritrovato improvvisamente solo. Inoltre tutto ciò aveva condotto Thomas ad una vita sregolata, ad entrare in giri poco raccomandabili e a conoscere anche il mondo della droga. Poi la svolta. «Ciò che mi ha fatto fermare a riflettere è stato il freddo. C’era troppo freddo, non si riusciva a dormire fuori, si congelava. Avevo paura di morire e ormai la depressione aveva preso il sopravvento su di me. Sognavo tutti i giorni una casa, una fidanzata e un cane tutto mio: non poteva continuare così. Mi sono fatto coraggio e sono andato nella mia vecchia scuola superiore, dove c’erano le uniche persone di cui in quel momento mi potevo fidare ciecamente. Loro mi hanno indicato Il Samaritano. Dopo 5 mesi di strada sono stato così inserito al dormitorio».
Il direttore di Caritas Verona, mons. Gino Zampieri, sottolinea l’importanza di questa struttura: «Il Samaritano da anni si dedica a persone come Thomas, per aiutarle a rimettersi in piedi e poi riprendere il cammino verso l’autonomia e verso la realizzazione dei propri sogni. Si tratta di un lavoro costruito negli anni, con a volte alcune progettualità specifiche, ma che nella maggior parte dei casi si basa sulla quotidianità dell’intervento. L’aiuto che proviene dai fondi 8x1000 Cei in questo contesto è importantissimo proprio per poter permetterci di investire tempo, energie, amore per queste persone che altrimenti non avrebbero nessuno».
Continuando con la storia di Thomas, Il Samaritano diventa per lui casa e soprattutto una spalla su cui appoggiarsi nei giorni più bui. «Hanno subito creduto in me, mi hanno detto che ce l’avrei fatta ad uscire dal mondo delle dipendenze, mi hanno dato fiducia. Dopo 8 mesi al dormitorio, sono stato inserito in un progetto di co-housing pensato per giovani in alcune parrocchie della Diocesi di Verona. Sono stato in due diverse case per un altro anno e 8 mesi. Qui ho conosciuto anche volontari meravigliosi, che mi sono stati vicini anche negli anni successivi. All’epoca ero deluso, perché pensavo che ci sarei rimasto poco al Samaritano, ma alla fine solo oggi posso dire che avevo dei problemi importanti e che volontari e operatori mi hanno aiutato a superare, standomi accanto e dandomi ogni giorno forza e fiducia per guardare al futuro con sorriso. Rimaneva il sogno della mia casetta, con fidanzata e cane, e di trovarmi un lavoro, magari in ambito informatico, ma prima c’era da investire su di me».
Purtroppo i bivi nella vita continuano a tornare e quando tutto sembrava andare per il verso giusto, Thomas ha avuto una grossa ricaduta con la droga. «Forse la paura di non farcela, o il timore di deludere chi aveva investito tanto su di me, forse il futuro mai limpido, ma nebbioso, che si stagliava davanti a me. Fatto sta che ci sono ricaduto. Sono ricominciate le sofferenze, le bugie, le paure. Anche lì però Il Samaritano mi è stato vicino, sono stato agganciato al Servizio delle dipendenze e tutti mi hanno di nuovo dato fiducia. Nel 2016 mi hanno inserito nel progetto Casa solidale giovani, presso Corte Melegano tra Cadidavid e Buttapietra. È un progetto del Samaritano pensato solo per noi giovani, con operatori e volontari dedicati, con la possibilità di vivere esperienze importanti, fare laboratori utili per la nostra vita, conoscere varie realtà sul territorio, iniziare a muovere i primi passi nel mondo del lavoro e verso l’autonomia. Chiaro, non tutti ce la fanno, perché Il Samaritano ti dà gli strumenti, ma sei tu in prima persona che devi metterti in gioco e io ho deciso che era arrivato il momento. Mi sono impegnato tanto, ho fatto tanta fatica, ho commesso errori, ma ho anche fatto passi importanti, quello della disintossicazione totale su tutti. A luglio 2020 in accordo con tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni, ho fatto il passo più importante: sono andato a vivere dai genitori della mia fidanzata che hanno dato la disponibilità ad accogliermi e ho salutato, spero per sempre, Il Samaritano. Oggi gli ingredienti ci sono tutti: ho un lavoro, convivo con lei in un appartamento in affitto e abbiamo un cane. Ci sono ancora alcuni problemi da risolvere, ma fanno parte della vita di ognuno di noi, ma posso tranquillamente affermare di avercela fatta e ora è tempo di avere altri sogni e nuovi obiettivi da vivere».

Francesco Oliboni

Tanti sono i bivi nella vita di una persona: se prendi la via sbagliata, poi è difficile tornare indietro. Girando nei corridoi della Casa accoglienza Il Samaritano, di Caritas diocesana veronese, si sentono molte di queste storie, di questi bivi imboccati nel modo sbagliato e delle difficoltà quotidiane di ogni persona per provare a rimettersi in piedi.

Anche grazie ai fondi Cei dell’8x1000, Caritas riesce a realizzare per molti senzatetto veronesi progetti ad hoc, per aiutare queste persone nel reinserimento sociale, nel ritrovare sé stessi, un lavoro, la dignità, una casa. Abbiamo incontrato Thomas (nome inventato nel rispetto della privacy, ndr), giovane 27enne veronese, che ha iniziato la sua storia di scelte e bivi otto anni fa, come lui stesso ci racconta.

«Nel 2013 ho avuto problemi famigliari e non potevo più stare a casa con i miei genitori. Sono fuggito di casa, ma non sapevo dove andare. Ho trovato in un parco a Verona una struttura in marmo che mi permetteva di stare sdraiato e leggermente al riparo dalla pioggia». Dormire per strada non è solo freddo e scomodità, ma dagli occhi di Thomas traspare anche tutta la paura provata in quei mesi: «Devi sempre dormire con un occhio aperto, perché non sai mai chi può venire in un parco. Anche per questo non rimanevo mai troppo tempo nello stesso posto. La cosa incredibile era che di sera la gente, soprattutto i bambini che passavano in passeggiata con i genitori mi indicavano, come fossi pericoloso, un delinquente. In realtà non sapevano che io avevo più paura di loro ed ero felice se mi passavano famiglie vicine, perché mi sentivo più al sicuro».

La paura con il tempo ha lasciato spazio ad un altro sentimento che la strada provoca: la vergogna. «Dopo mesi in strada, ho trovato un posto nuovo. Ponte Risorgimento, vicino a San Zeno. Andavo a dormire lì sotto, per ripararmi dalla pioggia, perché c’era anche meno freddo, ma soprattutto perché mi vergognavo meno. C’era meno gente che passava, meno gente che mi vedeva dormire per strada, stavo meglio con me stesso».

La domanda che ci facciamo quando incontri un ragazzo che a 19 anni decide di vivere per strada è sempre una. Perché? Non c’erano alternative? È lo stesso Thomas a spiegarci i motivi di quella scelta drastica. «Ero già scappato di casa, anche da minorenne. Con la mia famiglia non andava bene, c’erano grossi problemi e tutte le volte cercavo rifugio da amici. Però l’ultima volta ho proprio deciso di dare un taglio definitivo: mi sono detto che non sarei più tornato indietro e volevo provare a farcela da solo. Mi vergognavo continuare a chiedere aiuto ad amici. E così ecco la scelta di non dipendere da nessuno se non da me stesso». Con la strada Thomas ha chiuso i legami con la famiglia d’origine, con altri parenti e anche con amici storici. Si è ritrovato improvvisamente solo. Inoltre tutto ciò aveva condotto Thomas ad una vita sregolata, ad entrare in giri poco raccomandabili e a conoscere anche il mondo della droga. Poi la svolta. «Ciò che mi ha fatto fermare a riflettere è stato il freddo. C’era troppo freddo, non si riusciva a dormire fuori, si congelava. Avevo paura di morire e ormai la depressione aveva preso il sopravvento su di me. Sognavo tutti i giorni una casa, una fidanzata e un cane tutto mio: non poteva continuare così. Mi sono fatto coraggio e sono andato nella mia vecchia scuola superiore, dove c’erano le uniche persone di cui in quel momento mi potevo fidare ciecamente. Loro mi hanno indicato Il Samaritano. Dopo 5 mesi di strada sono stato così inserito al dormitorio».

Il direttore di Caritas Verona, mons. Gino Zampieri, sottolinea l’importanza di questa struttura: «Il Samaritano da anni si dedica a persone come Thomas, per aiutarle a rimettersi in piedi e poi riprendere il cammino verso l’autonomia e verso la realizzazione dei propri sogni. Si tratta di un lavoro costruito negli anni, con a volte alcune progettualità specifiche, ma che nella maggior parte dei casi si basa sulla quotidianità dell’intervento. L’aiuto che proviene dai fondi 8x1000 Cei in questo contesto è importantissimo proprio per poter permetterci di investire tempo, energie, amore per queste persone che altrimenti non avrebbero nessuno».

Continuando con la storia di Thomas, Il Samaritano diventa per lui casa e soprattutto una spalla su cui appoggiarsi nei giorni più bui. «Hanno subito creduto in me, mi hanno detto che ce l’avrei fatta ad uscire dal mondo delle dipendenze, mi hanno dato fiducia. Dopo 8 mesi al dormitorio, sono stato inserito in un progetto di co-housing pensato per giovani in alcune parrocchie della Diocesi di Verona. Sono stato in due diverse case per un altro anno e 8 mesi. Qui ho conosciuto anche volontari meravigliosi, che mi sono stati vicini anche negli anni successivi. All’epoca ero deluso, perché pensavo che ci sarei rimasto poco al Samaritano, ma alla fine solo oggi posso dire che avevo dei problemi importanti e che volontari e operatori mi hanno aiutato a superare, standomi accanto e dandomi ogni giorno forza e fiducia per guardare al futuro con sorriso. Rimaneva il sogno della mia casetta, con fidanzata e cane, e di trovarmi un lavoro, magari in ambito informatico, ma prima c’era da investire su di me».

Purtroppo i bivi nella vita continuano a tornare e quando tutto sembrava andare per il verso giusto, Thomas ha avuto una grossa ricaduta con la droga. «Forse la paura di non farcela, o il timore di deludere chi aveva investito tanto su di me, forse il futuro mai limpido, ma nebbioso, che si stagliava davanti a me. Fatto sta che ci sono ricaduto. Sono ricominciate le sofferenze, le bugie, le paure. Anche lì però Il Samaritano mi è stato vicino, sono stato agganciato al Servizio delle dipendenze e tutti mi hanno di nuovo dato fiducia. Nel 2016 mi hanno inserito nel progetto Casa solidale giovani, presso Corte Melegano tra Cadidavid e Buttapietra. È un progetto del Samaritano pensato solo per noi giovani, con operatori e volontari dedicati, con la possibilità di vivere esperienze importanti, fare laboratori utili per la nostra vita, conoscere varie realtà sul territorio, iniziare a muovere i primi passi nel mondo del lavoro e verso l’autonomia. Chiaro, non tutti ce la fanno, perché Il Samaritano ti dà gli strumenti, ma sei tu in prima persona che devi metterti in gioco e io ho deciso che era arrivato il momento. Mi sono impegnato tanto, ho fatto tanta fatica, ho commesso errori, ma ho anche fatto passi importanti, quello della disintossicazione totale su tutti. A luglio 2020 in accordo con tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni, ho fatto il passo più importante: sono andato a vivere dai genitori della mia fidanzata che hanno dato la disponibilità ad accogliermi e ho salutato, spero per sempre, Il Samaritano. Oggi gli ingredienti ci sono tutti: ho un lavoro, convivo con lei in un appartamento in affitto e abbiamo un cane. Ci sono ancora alcuni problemi da risolvere, ma fanno parte della vita di ognuno di noi, ma posso tranquillamente affermare di avercela fatta e ora è tempo di avere altri sogni e nuovi obiettivi da vivere».

 

Francesco Oliboni