La pandemia ha rinforzato i rapporti tra Caritas e amministrazioni comunali. Una rete che è sempre esistita ma che a causa di un evento catastrofico si è rinforzata, come dimostrano le statistiche dei Centri di ascolto veronesi dove emerge il dato che l’80% delle persone incontrate dalle Caritas parrocchiali sono seguite anche dai servizi sociali pubblici.

Al coordinamento dei Centri di ascolto Caritas (vedi foto) a tal proposito è stata invitata anche la dott.ssa Daniela Lupi, assistente sociale, coordinatrice dell’area povertà e inclusione del Distretto 4 dell’Ulss 9, un territorio che va da Isola della Scala a Malcesine, passando per il villafranchese e la Valpolicella. Queste le sue parole: «Oggi emerge sempre di più l’urgenza di connettere le realtà attive nei territori per avviare una presa in carico comunitaria delle fragilità. Tale presa in carico collettiva dovrebbe partire da una relazione autentica con le persone vulnerabili, nata dall’ascolto telefonico, l’accompagnamento educativo quasi domiciliare, la relazione corta di vicinato o micro-territorio, ma per fare una cosa del genere è necessario ricreare prossimità, fiducia e cooperazione tra volontari di Caritas e servizi sociali».

Per realizzare questa nuova prospettiva, dove ci sia rete tra parte istituzionale, terzo settore, comunità e utenti attivi dei servizi, è importante sviluppare contesti capaci di favorire l’incontro, il confronto e l’avvio di percorsi di empowerment: «Una delle iniziative più importanti di Caritas che vanno in questo senso – continua la Lupi – è quella delle Officine culturali all’interno degli Empori. Con le Officine o con strumenti come Ehilapp!, le persone fragili non sono più frutto del puro assistenzialismo, ma diventano soggetti attivi e protagonisti: a loro volta diventano poi importanti per altre persone fragili. Siamo tutti insieme soggetti compartecipi: noi istituzioni, la Caritas e i suoi volontari del quotidiano, le persone che hanno bisogno di aiuto: si pensa insieme, si costruisce, si vive il territorio, senza distacco, senza imposizioni, nella pluralità dei soggetti in campo».

La specificità delle realtà Caritas è la vicinanza, la possibilità di esserci quotidianamente per chi è in difficoltà. Questa dimensione dell’animazione territoriale, come il coinvolgimento delle persone nelle iniziative di Officina culturale, l’andare a prendere un caffè, supportare nella ricerca di un impiego, orientare all’accesso ai bonus o altre opportunità attraverso anche strumenti come Ehilapp!, si è delineata come una pista di lavoro fondamentale per i prossimi anni. Inoltre tra Caritas, nella fattispecie Samaritano, e Distretto 4 è stata creata una forte rete sull'accoglienza e l'accompagnamento dei senza fissa dimora della zona, con la nascita di un centro diurno a Villafranca e nella parrocchia di Tormine una vera e propria accoglienza abitativa. 

«Amministrazioni del Distretto 4 e Caritas – conclude Daniela Lupi – per il bene delle varie povertà del territorio stanno collaborando per allestire “setting territoriali” che permettano di conoscersi e riconoscersi e di fare percorsi capacitanti con le persone e famiglie fragili. L’esperimento è partito a Caprino Veronese, guidati dalla coordinatrice degli assistenti sociali del Distretto 4 e nel territorio di Sona-Sommacampagna proprio con me. Il motto è quello di credere nelle persone, avere fiducia, lavorare in rete per il bene dei più fragili».