Nella parrocchia di San Michele già da alcuni anni è stato realizzato, in collaborazione con Caritas diocesana e Il Samaritano, un progetto di micro-accoglienza per richiedenti asilo in un appartamento. Nella vicina Castiglione, nello stesso quartiere cittadino, la Caritas parrocchiale, sempre in collaborazione con Il Samaritano, accoglie alcuni senzatetto e richiedenti asilo in progetti di re-integrazione. A Madonna di Campagna c’è un magazzino di vestiti. Mentre nella parrocchia del Beato Carlo Steeb sono stati inaugurati di recente i nuovi spazi dell'Emporio della Solidarietà, che andrà a servire tutte le famiglie bisognose della zona. Senza dimenticare che in tutte e quattro le realtà parrocchiali di San Michele Extra ci sono forme di ascolto e accompagnamento, se necessario anche verso l’Emporio. Si tratta di un quartiere che porta attenzione, custodia e cura verso il prossimo.

Verona Fedele ha intervistato il parroco di Carlo Steeb in occasione dell'inaugurazione dei nuovi spazi dell'Emporio (vedi foto con il taglio del nastro). Ecco l'intervista completa:

Uno dei progetti più importanti messi in atto in questi anni da Caritas diocesana veronese è quello degli Empori della Solidarietà, che purtroppo hanno visto in questi mesi di pandemia una crescita esponenziale degli utenti ad averne bisogno. Da maggio 2020 ad agosto 2021 le famiglie sostenute dagli Empori sono state 2.705: nella sola città di Verona in questo periodo sono raddoppiati i numeri degli assistiti. Alcune realtà della provincia si stanno organizzando per aprire un nuovo Emporio, altre, come la parrocchia del Beato Carlo Steeb, hanno invece ritenuto opportuno allargare gli spazi dell’Emporio già esistente, visto l’aumento delle richieste. Abbiamo incontrato il parroco don Davide Adami, proprio in occasione dell’apertura dei nuovi locali dell’Emporio Verona Est.

«La pandemia ha fatto aumentare del 30-40% il numero delle persone che hanno bussato alle porte dei nostri Centri di ascolto. L’Emporio non era grandissimo già da prima, le nuove esigenze ci hanno costretti a cercare spazi maggiori. In accordo con l’amministrazione comunale, ci siamo spostati a lato del precedente Emporio, sempre nella piazza della chiesa del Carlo Steeb, in un luogo che è raddoppiato e che ora è all’altezza della richiesta».

Di quante persone parliamo?

«Stiamo parlando del quartiere di San Michele, dove siamo in quattro parrocchie a collaborare: Beato Carlo Steeb, San Michele, Madonna di Campagna e Castiglione. Da maggio ad oggi parliamo di 189 nuclei famigliari seguiti, di cui un centinaio stabili. Pensate che per questo inizio d’anno scolastico abbiamo preparato ben 94 kit scolastici da distribuire a bambini e adolescenti in difficoltà seguiti dalle nostre Caritas. Numeri davvero importanti».

Sappiamo che negli anni c’è stato un significativo processo delle Caritas parrocchiali del vostro quartiere, con il passaggio dal Centro di ascolto allo strumento Emporio…

«L’Emporio è il proseguimento del lavoro del Centro di ascolto, per questo le due entità devono essere sincronizzate, prima, durante e dopo l’accompagnamento delle persone in difficoltà. Nel 2010 ci siamo interrogati come parrocchia su quale era il nostro compito, perché tante erano le persone che venivano a bussarci e a chiedere aiuto. Ci siamo detti di evitare deleghe, ma dovevamo rispondere in prima persona per essere prossimi in tutte le varie situazioni di difficoltà incontrate. L’Emporio è stato lo sbocco naturale del lavoro del Centro di ascolto».

Cos’è oggi per voi l’Emporio?

«Non è solo cibo e spesa, ma è sicuramente occasione per lanciare nuovi stimoli. Ad esempio quello all’educazione al mangiare sano ed equilibrato, idea condivisa da Caritas diocesana all’interno di tutta la rete Empori di Verona. E poi ci sono i laboratori, le officine culturali, che sono l’aspetto più interessante del progetto. Cerchiamo di capire i bisogni del territorio e lanciamo proposte. Per esempio abbiamo organizzato corsi per imparare a leggere le bollette, laboratori di cucina o di igiene dentale. L’Emporio è il volano su cui si innestano altre proposte».

Le famiglie vengono seguite a 360 gradi…

«Centri di ascolto e Emporio insieme: è stato fatto un notevole salto di qualità nel passare dalla borsetta della spesa porta a porta a questa dinamica che coinvolge tutto il quartiere, fino a Poiano. L’Emporio è poi una esperienza davvero stimolante a livello di parrocchia: si sono attivate persone e risorse sul territorio, volontari di varie età, e stiamo vivendo anche l’esperienza di un ragazzo in servizio civile. Tra market e magazzino oggi ci sono circa 40 volontari che non si sono fermati nemmeno durante il lockdown, quando abbiamo attivato una specie di app in cui le famiglie bisognose ordinavano la spesa online e i nostri volontari la portavano porta a porta per evitare i contatti».

Sforzi e disponibilità, ma anche ingegno.

«E aggiungerei rispetto e discrezionalità. Un anno e mezzo fa, mentre il mondo era bloccato e silente, la carità nel nostro quartiere con discrezione non è mai mancata. Anche oggi con l’Emporio ancora piccolo, sono state confermate le aperture e la piazza è diventata la sala d’attesa per l’accesso. Così spesso i volontari dei Centri di ascolto incontrano le persone in piazza, al sicuro, all’aperto, rispettando le regole anti-Covid. Ora che l’Emporio apre con maggiori spazi sarà ancora più importante l’incontro e l’attenzione alla cura delle persone».

 Parlavamo del quartiere. Le quattro parrocchie hanno anche altre iniziative?

«A San Michele già da alcuni anni è stato realizzato, sempre in collaborazione con Caritas diocesana e Il Samaritano, un progetto di micro-accoglienza per richiedenti asilo in un appartamento, come pure a Castiglione, dove, sempre in collaborazione con Il Samaritano, vengono accolti anche alcuni senzatetto in progetti di re-integrazione. A Madonna di Campagna c’è un magazzino di vestiti. E comunque in tutte e quattro le realtà ci sono forme di ascolto e accompagnamento, se necessario anche verso l’Emporio. Si tratta di un quartiere che porta attenzione, custodia e cura verso il prossimo».

Non solo a livello di Caritas, giusto?

«Esatto. Il Comune è dalla nostra parte ed infatti ci ha messo a disposizione gli spazi del vecchio Emporio e anche di quello nuovo che stiamo inaugurando in questi giorni. Ma anche la piazza in cui è inserito il market è luogo fondamentale: è aperta, per tutti, non necessariamente per i cattolici, è testimonianza per tutta la popolazione. Infine a livello pastorale, la Caritas è parte di un corpo e il corpo è la comunità, che è presente, che ci dà una mano e che viene coinvolta, come ad esempio i bambini del catechismo che incontrano i volontari o gli scout che fanno volontariato».

Da qui nasce l’idea delle adozioni di prossimità?

«In occasione della giornata dei poveri a novembre i membri della Caritas presentano i progetti, i bilanci, i programmi alle parrocchie. E le persone delle comunità possono aderire a delle adozioni: possono aiutare con donazioni economiche, con borse della spesa, donando il loro tempo. Portare avanti la carità nelle parrocchie è una sfida che va mantenuta durante tutto l’anno, che va continuamente tenuta accesa, nelle preghiere dei fedeli domenicali, nelle prediche, in iniziative durante l’anno, nei momenti forti della comunità».

 

Francesco Oliboni