Dall'11 di marzo è cambiata la vita all'interno della Casa Accoglienza Il Samaritano, in via Dell'Artigianato a Verona. Improvvisamente gli operatori della casa si sono ritrovati di fronte alla richiesta di diventare un servizio aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, trovando una modalità di lavoro completamente nuova e che si è fondata su due principi fondamentali: quello di evitare in tutti i modi un possibile contagio e quello di mantenere un buon clima sociale all'interno della struttura.

Per fare questo è stato chiesto un grosso aiuto degli ospiti, sia nel rispettare un po' di regole molto rigide rispetto alle loro uscite dalla struttura per varie necessità, sia nel chiedere loro di mettersi in gioco il più possibile davanti a questa pandemia. Lo spirito del "sacrificarsi tutti insieme" ha così caratterizzato tutti i giorni di chiusura generale, in un clima di provvisorietà e con il continuo dubbio di non sapere per quanto sarebbe durato tutto ciò. E la cosa è funzionata molto bene per la soddisfazione degli operatori della Casa Accoglienza: "Secondo noi, in questi mesi di Coronavirus abbiamo potuto finalmente raccogliere i frutti del grande lavoro svolto l'anno scorso: un lavoro centrato sulla relazione con l'ospite, sull'appartenenza alla Casa Accoglienza e oggi si è visto come tanti, in questo periodo di chiusura forzata, sentissero come proprio lo spazio all'interno del Samaritano, riuscindo a viverlo, in molti casi, come la propria casa".

Le difficoltà interne e le preoccupazioni verso l'esterno non sono mancate, però ognuno ci ha messo del suo per far passare il tempo, per darsi da fare in casa, per non lasciarsi abbandonare. "C'è chi si è dedicato alla sistemazione del verde, chi si è dato da fare per riorganizzare il magazzino, in tanti hanno voluto dare una mano in cucina. Tutti in questo periodo hanno svolto servizi rivolti ai loro compagni di casa e si sono prodigati anche quando non veniva richiesto. Anche tra noi operatori c'è stata maggior condivisione e corresponsabilità e ogni necessità che emergeva, veniva condivisa con gli ospiti e insieme si trovava la modalità migliore per affrontarla. Questo tipo di partecipazione generale ci ha fatto vedere il lato positivo di questo periodo di quarantena! Quindi anche oggi vediamo più gli aspetti belli che le effettive fatiche nella relazione con gli ospiti e nel lavorare quotidianamente in una casa accoglienza".