Dire di restare chiuso in casa a chi una casa non ce l’ha non è propriamente semplice. Se poi quel qualcuno è un giovane di 20 anni, la situazione si fa ancora più complessa.

Il Progetto Casa Solidale Giovani vede oggi 12 ragazzi accolti su due diverse strutture, giovani dai 18 ai 27 anni che per varie vicissitudini di vita si sono ritrovati senza una casa e dai primi di marzo hanno dovuto improvvisamente fronteggiare il pericolo del Coronavirus.

Per questi giovani si è improvvisamente interrotto tutto: chi aveva un tirocinio o un contratto di lavoro a tempo determinato, l’ha perso o interrotto. Chi aveva appuntamenti delicati per l’ottenimento di documenti di vario genere ha visto rimandate le date sul calendario. I progetti, i laboratori, le attività della casa si sono interrotte. Come pure i rapporti con amici e, in alcuni casi, parenti al di fuori dalle strutture. Improvvisamente tutto bloccato e la casa è risultata l’unica valvola di sfogo. Fortunatamente la struttura principale, Corte Melegano a Cadidavid, ha ampi spazi esterni e molto verde, però, nonostante ciò, la convivenza tra tutti questi giovani e la mancanza di certezze di ogni tipo hanno reso molto difficile il periodo.

I giovani hanno comunque rispettato i decreti, sono rimasti in casa, hanno accettato con non poche difficoltà la situazione e oggi finalmente guardano con il sorriso quello che sarà il futuro. Qualcuno nel frattempo è diventato un rider e qualcuno ha trovato occupazione nei campi. Gli operatori vedono però anche qualche aspetto positivo dopo questi due mesi di chiusura: “Molti dei nostri ragazzi avevano dipendenze attive non facili da combattere. La chiusura di tutte le attività pubbliche e di ritrovo, l’impossibilità di uscire dalla struttura, la mancanza di qualsiasi forma di tentazione sul territorio, hanno fatto sì che molti di loro, seppur con grande fatica, abbiano provato a sconfiggere la dipendenza e in qualche caso ci sono anche riusciti. Grandi soddisfazioni, in un periodo di grandi sofferenze”.