Tratto da Verona Fedele del 14 marzo

Rinnovatala convenzione“per la promozione di attività non remunerata a favore della collettività e per l’inserimento lavorativo di persone in esecuzione penale interna ed esterna” tra vari partner, tra cui Caritas diocesana veronese tramite Fondazione Esodo e Comune di Verona, con la Casa circondariale di Montorio e l’Ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna. Altri tre anni di collaborazionecon il Comune di Verona, per una reinclusione sociale per detenuti ormai in vista del “fine pena” o assoggettati a misure alternative. L’ambito in cui si inserisce questa convenzione, stipulata per la prima volta nel 2017, è quello di Progetto Esodo, iniziativa nata nel 2011 su iniziativa dei Vescovi delle diocesi di Verona, Vicenza e Belluno-Feltre, per assistere e promuovere le persone che si trovano ad affrontare le problematiche con la giustizia, fuori e dentro il carcere, vivendo in situazioni di marginalità sociale. Fin dall’inizio Progetto Esodo è sostenuto dalla Fondazione Cariverona ed il coordinamento delle attività è delegato alle Caritas, che nel 2016 hanno dato vita alla Fondazione Esodo per affrontare assieme queste problematiche complesse.

Abbiamo incontrato Alessandro Ongaro, di Caritas Verona, coordinatore provinciale e da qualche tempo anche delegato al ruolo di segreteria tecnica della Fondazione Esodo per l’intera regione Veneto.

«Tutto è nato nel 2011 con le diocesi di Verona, Vicenza e Belluno Feltre e con le prime iniziative di accoglienza residenziale fuori dal carcere e percorsi di formazione e inserimento lavorativo. Fu subito costituita una rete di enti del terzo settore che assieme alle Caritas nelle tre diocesi si occupasse materialmente di effettuare le azioni di sostegno e accompagnamento. Poi,dopo una fase di confronto e progettazione comune, si è sentita la necessità di dare solidità alla Rete e nel 2016 è nata Fondazione Esodo, con chiara ispirazione ai valori cristiani, come dice il nome stesso. In tutti questi anni non è mai mancato il sostegno della Fondazione Cariverona, che ha deciso di continuare anche nel 2021».

Quali sono i compiti di Progetto Esodo?

«Stiamo parlando dello strumento che alcune diocesi del Veneto, da un paio d’anni si sono aggiunte anche Venezia e Vittorio Veneto, si sono date per affrontare l’inclusione sociale e lavorativa di persone detenute o in esecuzione penale esterna. Chi esce dal carcere è consapevole del fatto che essere stato condannato e recluso sarà un ostacolo per riprendere un percorso di vita regolare. Esodo cerca di favorire il reinserimento sociale della persona detenuta o ex detenuta nella fase dell’uscita dal carcere e questo significa prima di tutto far sì che la stessa non si senta sola e priva di risorse. Poi si cerca di creare reti sul territorio, collaborazioni con le comunità e anche di dare possibilità di inserimento lavorativo. In alcune situazioni Esodo fornisce anche ospitalità residenziale, nel caso ci fossero persone che non abbiano una casa dove andare per la misura alternativa. Nella fattispecie a Verona ci sono 20 posti, dieci presso Il Samaritano di Caritas e dieci presso la Coop. Milonga».

Ci sono esempi concreti di inserimenti lavorativi?

«Certamente e danno grandi soddisfazioni. Innanzi tutto in convenzione con il Comune di Verona si svolgono attività non remunerate a favore della comunità. Ad esempio, per alcuni anni c’è stata l’iniziativa in cui i detenuti con appositi permessi si sono uniti agli operai comunali nella sistemazione del fondo di Piazza Bra e delle vie del centro storico, con la delicata risistemazione dei sampietrini. Questa è stata un’attività formativa, perché ha permesso di imparare un lavoro artigianale, ma anche di valore riparativo nei confronti della comunità veronese. Poi ci sono attività di volontariato interessanti e poco note come quello che da anni porta due detenuti a svolgere servizio di guardiania nei weekend a Palazzo Barbieri. Il Municipio deve sempre rimanere accessibile ai consiglieri, e ciò viene permesso da persone che vivono in carcere ed escono per questo servizio. Oltre a liberare risorse, come ad esempio la Polizia Municipale in servizio che rimane presente ma si può dedicare maggiormente al controllo di Piazza Bra, alle spalle di questa iniziativa c’è un importante valore simbolico: chi fa la guardia a Palazzo Barbieri nei fine settimana sono persone che stanno scontando una pena. Si fa, invece, attività di inserimento lavorativo presso il Parco dell’Adige, la ciclabile che collega Lungadige Galtarossa a Villa Buri: ogni anno 4-6 persone del progetto si dedicano alla cura del verde, alla sistemazione del percorso, quindi al bene comune. In questo modo imparano ad utilizzare gli attrezzi e le attività di manutenzione del verde».

Ed è arrivata nei giorni scorsi anche la firma del rinnovo triennale della convenzione con il Comune…

«È un passo significativo perché Verona è l’unica provincia di quelle in cui è presente il Progetto Esodo ad avere una convenzione con un Comune, iniziata peraltro nel 2017».

Tutto questo funziona? C’è un effettivo recupero della persona detenuta?

«Posso citare alcuni numeri in ambito lavorativo. Dei circa 70 tirocini annuali che attiviamo con persone in esecuzione penale, ci sono 20 persone che ottengono un contratto di lavoro. Ma poi c’è tutto l’ambito del recupero della persona anche dal punto di vista sociale e da quello della giustizia. In collaborazione con l’Ufficio di sorveglianza, è stato svolto uno studio sulla recidiva delle persone accompagnate in Esodo. Su 70 accompagnate nel 2012, nei 5 anni successivi ben l’86,5% di loro non ha più commesso nuovi reati. E il trend è decisamente migliore rispetto alla media nazionale».

Prospettive future?

«Il sogno è che questo modello di accompagnamento possa essere portato in altri territori. Quest’anno, grazie al dialogo tra diocesi, hanno ufficialmente avviato le loro attività anche Venezia e Vittorio Veneto. Inoltre, anche Ancona potrebbe essere interessata. L’impianto funziona, la rete c’è, l’esperienza di questi anni ha dimostrato che il progetto si può fare e che ha valore. Perché non portare Esodo in altre diocesi? Noi come Caritas Verona ci crediamo fortemente e ci stiamo impegnando anche in questo senso. E poi, pensando anche a questo periodo quaresimale, progetti come questo ci possono far riflettere sul fatto che se è possibile star vicino e riabilitare chi ha commesso grandi sbagli, dovrebbe essere alla portata di tutti noi cristiani riaccoglierci tra noi quando abbiamo delle reciproche mancanze».

 

Francesco Oliboni

 

Tutti i partner della convenzione

  • Fondazione Esodo, insieme a Caritas diocesana veronese
  • Comune di Verona
  • Direzione della Casa circondariale di Montorio
  • Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Verona
  • Ufficio di sorveglianza di Verona, sezione del Tribunale di sorveglianza di Venezia
  • Ufficio distrettuale di Esecuzione Penale Esterna
  • CorsozioSol.Co. (con il ruolo di seguire concretamente i percorsi di inserimento lavorativo)

Finanziatore principale del progetto: Fondazione Cariverona