Fino ad aprile di quest’anno, la configurazione del Samaritano come cooperativa mista di tipo A e B ha permesso di erogare servizi in diverse aree con l’intento di creare occasioni di inserimento professionale per persone che, da sole, non troverebbero una porta d’accesso al mercato del lavoro. Si tratta di servizi relativi all’ambiente, come la raccolta di pile esauste e la gestione di isole ecologiche, alle pulizie, alla ristorazione, alla raccolta di indumenti dai cassonetti gialli che tutti conosciamo. Grazie a queste attività, che si sono sviluppate e ingrandite strada facendo, il Samaritano ha incoraggiato i suoi ospiti e soci ad affrontare il loro primo lavoro dopo periodi, più o meno lunghi, di marginalità. Esperienze che, seppur in un contesto protetto, hanno permesso ad alcuni di loro di trovare non solo un sostegno economico, ma anche di riprendere coraggio, riacquistare fiducia e compiere i primi passi di un lungo percorso verso l’autonomia.
Quello del Samaritano è un cammino in continuo divenire secondo il mandato di Caritas che, come organismo pastorale, agisce con il fine di promuovere la testimonianza della carità in forme consone ai tempi e ai bisogni. Queste forme di carità si trasformano a seconda dei cambiamenti sociali, e generano bisogni sempre diversi a cui Caritas, grazie alla costante lettura dei contesti in cui opera, deve saper rispondere adeguandosi al presente. Il suo intento pedagogico si compie così nel momento in cui altre realtà si uniscono al suo cammino, per poi proseguire in autonomia sulla strada tracciata. Con questo spirito il Samaritano ha gettato, avviando i suoi servizi, piccoli “semi d’impresa”: per farli germogliare e affidarli, una volta pronti, a realtà del territorio che sapessero prendersene cura, facendoli crescere con una nuova energia imprenditoriale.
Lo stesso spirito con cui è avvenuta, il 15 marzo scorso con effetti dal primo di aprile, la cessione di parte dei servizi del Samaritano alla cooperativa sociale Centro di Lavoro del San Giovanni Calabria, in cui sono confluiti 13 dipendenti delle aree pulizie e ambiente del Samaritano, con le relative commesse.
Tra le diverse realtà che hanno dichiarato il loro interesse ad assorbire questi servizi, Caritas Diocesana di Verona ha individuato la cooperativa Centro di Lavoro per la sua solidità aziendale e il condiviso intento sociale, ma soprattutto per le garanzie dimostrate nei confronti del personale che le è stato affidato. Se lo strumento della cessione del ramo d’azienda, infatti, ha assicurato il mantenimento delle medesime condizioni, il collaudato spirito d’impresa di questo ente offrirà ai nuovi dipendenti occasioni di crescita e sviluppo professionale. Entrambe le cooperative Centro di Lavoro e il Samaritano hanno siglato un protocollo che riconosce al Samaritano la facoltà di curare gli aspetti sociali delle persone che il Centro di Lavoro ha assorbito, e potrebbe assorbire in futuro prendendosi cura, a sua volta, della loro posizione professionale.
Nell’ambito di questo trasferimento, inoltre, si è realizzato un altro importante passaggio su cui Caritas Diocesana da tempo stava riflettendo: la raccolta degli indumenti usati,
che per quasi dieci anni sono stati conferiti dai veronesi nei famosi “cassonetti gialli” e affidati alla gestione del Samaritano. Negli ultimi tempi si è verificato un cambiamento dei consumi nel settore dell’abbigliamento nel cui mercato, profondamente influenzato da produzioni a bassissimo costo e di scarsa qualità, sono stati immessi indumenti a vita breve che riproducono il modello usa e getta. Come anche l’Osservatorio Caritas della povertà e delle risorse ha constatato nel nostro territorio, l’abito “di seconda mano” si sta progressivamente estinguendo: con il risultato che gli indumenti non appartengono più alla categoria del bisogno, ma a quella dello scarto. E come tali devono essere gestiti, dalla raccolta allo smaltimento ma anche, quando possibile, al riciclo, con un’ottica di carattere aziendale e imprenditoriale diversa da quella della promozione umana che ispira l’identità di Caritas. Così anche la raccolta degli indumenti usati, dal primo aprile scorso, è stata affidata alla stessa cooperativa Centro di Lavoro.
Ora che questo importante passaggio si è realizzato, al Samaritano non resta che riprendere l’operato di accoglienza e testimonianza della carità descritto nel suo mandato di Opera Segno di Caritas. La cooperativa continuerà ad occuparsi di alcuni servizi come la lavanderia (soprattutto per uso interno), la gestione dei bagni pubblici e la  manutenzione del verde, attivando dinamiche di recupero e integrazione sociale anche attraverso l’inserimento lavorativo.

Il BuriBar invece, che per quattro anni ha ospitato tirocinanti gestiti dal Samaritano, ha riaperto i battenti con la nuova conduzione della cooperativa Nadia Work, che ha sede proprio a Villa Buri: e dietro il bancone, dopo la chiusura stagionale, ha ripreso servizio lo storico barman Oreste, inserito nel progetto Casa Solidale del Samaritano.
L'ultima novità è il passaggio del servizio della manutenzione del verde, che da settembre è stato affidato alla Cooperativa I Piosi di Sommacampagna, anche grazie al coinvolgimento della Diocesi di Verona che ha trasferito le sue commesse. Con una buona notizia in più: la cooperativa non solo ha mantenuto il contratto per l'operatore, che prestava servizio al Samaritano, ma gli ha anche aumentato le ore settimanali riconoscendogli le competenze.
Anche così ha preso forma la collaborazione con altri organismi, richiamata nello Statuto della Caritas Diocesana di Verona, attraverso cui essa declina la promozione umana.