Il Samaritano decide di investire in un progetto di delocalizzazione dell’accoglienza e della gestione dei senza dimora e di persone fragili e in difficoltà in provincia. E per farlo, in collaborazione con la Comunità dei Giovani, ha partecipato ad un bando del distretto 4 dell’Ulss9 in cui si chiedeva di sperimentare una progettualità di riflessione ed accoglienza di persone che vivono situazioni di grave marginalità sul territorio del villafranchese. E' nato così un centro diurno a Villafranca e nella parrocchia di Tormine una vera e propria accoglienza abitativa. 

Verona Fedele ha intervistato il direttore del Samaritano per raccontare questa nuova iniziativa. Ecco l'intervista completa:

Dopo 15 anni sul territorio del Comune di Verona, Caritas diocesana veronese, attraverso la cooperativa Il Samaritano, ha deciso in questo 2021 di concentrarsi su un progetto di delocalizzazione dell’accoglienza e della gestione dei senza dimora e di persone fragili e in difficoltà in provincia. E questa idea si è concretizzata con l’apertura a Villafranca di uno spazio diurno e nella parrocchia di Tormine di una vera e propria accoglienza abitativa. Il tutto grazie al coinvolgimento della comunità cristiana. Abbiamo parlato di questa nuova iniziativa con Marco Zampese, direttore del Samaritano.

«La cooperativa Il Samaritano nasce nel 2006 come opera segno di Caritas diocesana veronese, cioè nasce come scelta della diocesi di Verona di porre un segno nella società e nella Chiesa per poter sperimentare e operare in una delle realtà di bisogno più lacerate. Infatti, quando parliamo di grave marginalità, parliamo di quella fascia di persone che non hanno più nessuna rete familiare, amicale, sociale che le consenta di affrontare i bisogni. Partendo dai bisogni più elementari come un posto per dormire e qualcosa da mangiare, ma sapendo bene che questo è solo l’inizio, la prima parte dei veri bisogni delle persone che sono quelli di sentirsi accolto, amato, sentirsi di appartenere a qualcosa o qualcuno, di poter avere nuovamente l’opportunità di realizzare i propri sogni, il proprio sé».

Questo riguardava solo il Comune di Verona?

«Certo, all’epoca si parlava di una novità assoluta, a Verona in zona Zai, dove poi confluivano tutti i senzatetto della città, ma anche della provincia, come accade tutt’oggi. D’altronde era una struttura voluta fortemente dalla Cei e dalla diocesi quale risposta concreta alla situazione di difficoltà vissuta da molte persone che erano in strada».

Da dove nasce l’idea di creare una sorta di Samaritano bis fuori da Verona?

«Come Caritas abbiamo risposto ad un bando del distretto 4 dell’Ulss9 in cui si chiedeva di sperimentare una progettualità di riflessione ed accoglienza di persone che vivono situazioni di grave marginalità sul territorio del villafranchese. Persone che vivono sulla strada o in situazione abitative molto precarie che non consentono loro una dignitosa qualità della vita. E così è stato aperto uno spazio diurno che possa essere un punto di riferimento e di ascolto delle persone che vivono queste situazioni».

Punto di riferimento ma anche punto di partenza.

«In questo spazio, sito in viale Nino Bixio, sono presenti degli educatori esperti nella relazione con le persone senza dimora o in grave marginalità. Oltre a tenere aperto questo luogo perché possa essere sia un punto informativo ma anche di ristoro e di socializzazione, gli educatori si muovono sul territorio per incontrare le persone che vivono in situazioni molto precarie come ad esempio roulotte, tende o case abbandonate per capirne le fatiche, i problemi e provare insieme a trovare delle soluzioni».

Chi vi aiuta?

«Tutto questo progetto non avrebbe senso senza la comunità e i volontari che ci affiancano. La Caritas è prima di tutto animazione del territorio e infatti tra i primi incontri fatti c’è stato quello con i referenti della Caritas parrocchiale, dell’Emporio della Solidarietà di Villafranca, della san Vincenzo locale, delle parrocchie, dei frati. Inoltre il progetto è svolto in collaborazione con i servizi sociali dei comuni del distretto 4, principalmente con il comune di Villafranca. Il nostro compito è essere un aiuto ed un sostegno a chi già sta lavorando con competenza e dedizione sul territorio».

E il lavoro con queste persone che vivono nella grave marginalità cosa comporta?

«Accogliamo le persone senza dimora per un primo momento all’interno del nuovo centro diurno di Villafranca, ma su di loro poi viene strutturato un progetto di reinserimento attraverso l’accompagnamento degli operatori e volontari e di sostegno concreto nella ricerca di una nuova opportunità. Una nuova opportunità di tornare ad una vita che rispecchi la dignità e la gioia di essere nuovamente cittadini veri e non più emarginati».

Come dice, anche i volontari diventano bene prezioso.

«La scelta e il mandato di Caritas sono proprio quelli di essere un segno per la società e per la Chiesa, e di essere un’opportunità per la comunità cristiana di vivere un’esperienza di vicinanza con le fragilità. È per questo che sono ancora oggi moltissimi i volontari che operano all’interno dei vari servizi che Il Samaritano offre a Verona: dalla cucina, alle piccole manutenzioni, dal magazzino alla lavanderia, dal semplice fare compagnia agli ospiti, al seguirli nei passi più importanti della loro vita, come l’ottenimento di una casa, di un lavoro e dei vari traguardi che la vita può offrire. A Villafranca sarebbe bello che questi accompagnamenti potessero continuare ed essere una costante. Da queste vicinanze sono fiorite negli anni le accoglienze e le progettualità più belle e significative perché hanno concretizzato la volontà di essere davvero tutti fratelli. E grazie a realtà come il centro di accoglienza per senzatetto si è riscoperta una Chiesa fatta di comunità, di volontari, di persone che nel quotidiano si dedicano ai poveri, a persone meno fortunate che necessitano di tutti i bisogni primari, ma soprattutto di ascolto, compagnia, presenza».

Cosa lascerà questo progetto alla comunità di Villafranca?

«Ciò che come Caritas diocesana crediamo di poter portare in “dono” al territorio di Villafranca è la competenza e le capacità di lavoro con le persone che stanno più ai margini, che si trovano in situazioni molto deprivate, che da sole non riuscirebbero ad uscire da questa spirale di solitudine e per le quali servono risorse e competenze professionali che si aggiungono alla rete del volontariato esistente. Riteniamo però anche che la casa sia un passaggio importante e fondamentale per le persone che cercano di uscire dalla marginalità e per questo, sempre all’interno di questo progetto, stiamo sperimentando l’accoglienza di persone nella canonica della parrocchia del Tormine. Grazie alla comunità parrocchiale di Tormine infatti è stato concesso per qualche tempo l’uso della canonica, ormai disabitata, per inserire quattro persone adulte che avranno l’opportunità di trovare accoglienza ma anche e soprattutto la possibilità di innescare dei percorsi che possano farli uscire dalle fatiche che stanno vivendo per poter così rientrare in una società che li veda nuovamente cittadini attivi e non persone invisibili».

Chiesa, amministrazioni pubbliche, privati cittadini a servizio dei poveri.

«Vorremmo proprio che l’incoraggiamento che ci fa Papa Francesco “che siamo tutto sulla stessa barca e che possiamo andare avanti solo insieme perché nessuno si salva da solo” ci accompagni per sostenere e accompagnare tutti i nostri fratelli che vivono momenti di solitudine e di abbandono».

 

Francesco Oliboni