Marco Zampese, direttore del Samaritano, immagina e racconta cosa sarà il post Covid per la cooperativa di Caritas Diocesana Veronese che si occupa della grave marginalità:

L'inizio di quest'anno ha rivoluzionato le vite di tutti e ha costretto il mondo intero ad un cambio di abitudini. Allo stesso modo, anche per i servizi del Samaritano-Caritas servirà un ripensamento. Sia per le fatiche che ci hanno accompagnato nel momento più acuto dell’emergenza e che ci portano oggi ad una nuova fase di convivenza con il virus, sia per gli strascichi che questa epidemia ha lasciato.

A metà maggio il Vescovo di Verona, mons. Zenti, nella messa in cui ha affidato a Maria Santissima tutti noi operatori di Caritas, ci ha ricordato che, in questa era post Covid, saremo chiamati ad essere ancora più attenti alle povertà ed alle fragilità. Ci ha richiamato a rimboccarci le maniche per essere pronti a fronteggiare le nuove sfide.
 

Cambio della direzione di Caritas Diocesana
Ogni cambio porta ondate di novità e di entusiasmo. Così, finito il mandato di don Giuliano, l’arrivo del nuovo Direttore don Gino Zampieri, con il vice Direttore Marco Bonato, porterà nuova linfa ai nostri pensieri e al nostro agire. Sarà anche l’occasione per programmare servizi e attività, nel rispetto del particolare ruolo che il Samaritano svolge nella cura della grave marginalità.


Mandato di Caritas
Il 2019 è iniziato nel segno di una riscoperta del mandato di Caritas. La ragione per cui, tra i suoi “bracci operativi”, Caritas sceglie di avvalersi anche di una cooperativa risiede nello stile della Chiesa, e quindi di Caritas, che è quello della condivisione e della collegialità. Utilizzata e gestita con sapienza, una cooperativa il cui oggetto sociale sia aderire al mandato di Caritas è un importante strumento a servizio di una Chiesa che voglia essere operosa nella carità.

Nell’anno 2020, anche con il sostegno dalla nuova direzione, pur nella consapevolezza dell’unitarietà della Caritas Diocesana, siamo chiamati a rileggere e reinterpretare i nuovi bisogni per declinarli secondo le più adeguate e rinnovate modalità operative. Il nostro essere Opera Segno di Caritas viene infatti così descritto negli orientamenti pastorali per la carità: “Le opere segno nascono come risposta alle situazioni di povertà ed esclusione sociale rilevate dalla Caritas nel territorio. Indicano alla comunità ecclesiale e a quella civile il dovere della presa in carica dei soggetti più deboli. Hanno una durata limitata nel tempo e il compito primario di sollecitare le istituzioni a dare delle risposte”. Perciò non dobbiamo aver paura dei futuri cambiamenti che potrebbero portare verso lo “sgancio” di altre aree o servizi del Samaritano, perché questo risponde al nostro mandato. Un mandato che richiede grande prontezza e capacità di adattamento, certo, ma che ci permette anche di rivolgere l’attenzione a bisogni emergenti sempre nuovi, con rinnovata energia per affrontarli e stimolare la società civile a prendersene carico.


Priorità del lavoro sul territorio
Questa sarà una delle priorità su cui siamo chiamati a lavorare. Dobbiamo riuscire a liberarci dall’idea di una Caritas come mera gestione di servizi, e abbracciare lo spirito di una Caritas animatrice di comunità, particolarmente quelle parrocchiali o nelle loro aggregazioni zonali e vicariali, attraverso la gestione di servizi. Nonostante questo possa sembrare più complicato
per affrontare la grave marginalità, abbiamo il compito di trovare modalità e azioni operative per trasferire le competenze acquisite alle comunità, perché siano loro, in futuro, protagoniste di nuovi modi di prossimità alle persone emarginate. Dopotutto Papa Francesco ci dice che “la Chiesa è vera comunità se si sporca le mani con gli ultimi”.