In occasione dell'incontro annuale di coordinamento delle Caritas territoriali, mons. Gino Zampieri, direttore di Caritas Diocesana Veronese, ha voluto riflettere sul mandato Caritas, per evitare di essere avviluppati nella trappola di considerare l'attività di Caritas soprattutto come una risposta, magari sempre più organizzata ed efficiente da parte della comunità cristiana, al solo bisogno materiale “di pane”. Il “pane” di cui necessita ogni uomo, infatti, è sempre segno di una fame più profonda che solo il “pane spezzato” può saziare. In fondo l’azione educativa della Caritas altro non dovrebbe essere che lievito che agisce all’interno della comunità cristiana e della società civile per giungere a preparare e condividere quell’unico “pane spezzato” che sfama tutte le genti.

I. CHI MANDA? La testimonianza della Carità come “mandato” del Signore.

La Chiesa esiste per Celebrare, Annunciare e Testimoniare il Vangelo di Gesù Cristo. Il Mandante dunque è Lui, il Signore. È Lui che manda la Chiesa a testimoniare il Vangelo della Carità! (Ad es. Mc.16,15- 18) Per ognuna delle azioni di evangelizzazione affidatele - e perciò anche per quanto riguarda la testimonianza della Carità, il mandato è affidato alla Chiesa. Se l’invio dunque è fondamentalmente al plurale la sequela a Gesù però è sempre personale; la troviamo sostanzialmente sempre al singolare. Sequela e Invio si trovano normalmente integrati nell’azione di Testimonianza dove tutti agiscono personalmente nella collegialità della Chiesa. Il destinatario del mandato di Gesù è dunque la Chiesa. La Chiesa, per adempiere al suo mandato, è chiamata prima di tutto a) ad essere Discepola di Cristo b) e solo in quanto tale è costituita Madre di tutti (“Beati piuttosto chi ascolta e mette in pratica…” Lc.11,28) c) e, infine, proposta come Maestra per coloro che realmente vogliono vivere da “credenti”. “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi…” (Lc. 10,16) Come Gesù è mandato dal Padre per salvarci, così anche noi siamo innestati da Cristo nella Madre Chiesa per condividere tale Salvezza. S. Cipriano dirà: “Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa come Madre.” I Cristiani, in quanto discepoli, si riconoscono dunque appartenenti personalmente ad una fraternità universale e, come credenti, sono chiamati ad impegnarsi assieme in una concreta testimonianza di vita da apprendere e condividere in “Comunione” con la Chiesa. Dunque il mandato della Carità deriva direttamente da Gesù, è rivolto a tutti, ed in particolare ai cristiani, in quanto indispensabile per vivere come credenti ed è un aspetto essenziale della testimonianza della Chiesa. 

II. CHI VIENE MANDATO? Un “mandato” da promuovere, riconoscere, sostenere ed accompagnare.

L’intera Comunità che è chiamata e deve essere coinvolta nella partecipazione alla promozione dell’azione della Carità. Eppure oggi ci siete voi qui come “referenti”, come Mandatari della Carità organizzata nelle Vostre Comunità: la Caritas. Nella Chiesa infatti, come nella vita, a ciascuno è assegnata una particolare vocazione. Ad ognuno la sua! La Chiesa infatti si articola riconoscendo, esprimendo e valorizzando le diversificate “vocazioni” dei suoi figli. (1Cor.12,4.) Intesa correttamente la Caritas non va infatti pensata come un’attività delegata ad alcuni “esperti”, ma come espressione di un’azione Comunitaria. E tale azione, inoltre, è tanto più efficace quanto più è frutto del maggiore e migliore apporto e condivisione di tutte le ricchezze spirituali, umane, sociali ed economiche disponibili, affinché ciascuno partecipi con i propri doni e possa valorizzarli per il bene di tutti. Riguardo la dimensione “vocazionale” alla Carità, quando si è pronti a testimoniare la Carità? Anche nel campo della Carità, infatti, si è prima evangelizzati e poi evangelizzatori. La formazione alla testimonianza della carità è necessaria quanto quella catechetica e liturgica. Non ci si improvvisa “imparati” della Carità, e neppure della Caritas. E la crescita è sempre graduale, progressiva: tutto nella vita si impara un po’ alla volta e… si impara facendolo: ma prima a camminare e poi a correre; prima si accostano le lettere, poi le parole, poi le frasi… e così si impara a leggere… leggendo! E, per di più, si può pure disimparare! Il rischio, infatti, è che la nostra azione non sia adeguata… e a rimetterci, in questo caso, sarebbero i nostri fratelli più poveri. “Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare…(Lc.14,28-30) Anche la Carità, dunque, è una competenza che si impara… esercitandola. Ma quando si raggiunge un livello adeguato di formazione? Sotto il profilo tecnico te lo dicono gli altri, te lo riconoscono gli altri! É il mondo che riconosce la tua preparazione, i titoli… è la Comunità che forma alla Carità. È la Comunità che riconosce i propri “catechisti” per la Carità. Ma sotto il profilo umano e cristiano occorre riconoscere che, in generale, la maturità della testimonianza cristiana si raggiunge quando si passa dal tempo della vita in cui si vive per ricevere, al tempo della vita in cui si vive per donare: dal farsi servire al servire! (fino all’offrire il proprio bisogno di essere serviti… come servizio!) Fin quando siamo ingaggiati nel servizio del mandato alla Carità. Incaricati alla Carità per sempre? Si, circa il servizio cristiano nei tre ambiti. No, circa la specificità di un servizio… che può anche cambiare nel tempo… e dal quale sarebbe saggio scendere… prima che altri ti buttino giù!

III. l CONTENUTI DEL MANDATO! (Vogliamoci tutti bene! Sì: ma come?)

Il mandato della Chiesa alla Caritas è fondamentalmente un mandato educativo (Statuto nn. 1,3). La Comunità cristiana è chiamata infatti a testimoniare la Carità impegnandosi affinché tutti, persone ed istituzioni, si adoperino per realizzare un mondo più solidale, con particolare attenzione agli ultimi. L’azione pedagogica della Caritas è orientata dunque soprattutto ad intervenire per far emergere i bisogni delle persone e delle famiglie in condizioni di maggiore fragilità, verificarne le caratteristiche e adoperarsi per orientare e stimolare la collettività verso le risposte più appropriate. Per sviluppare il suo mandato pedagogico la Caritas agisce secondo un metodo pastorale che si articola soprattutto sui tre momenti dell’ascoltare/osservare/discernere e utilizza per questo alcuni strumenti. I principali di essi sono il CdA, l’Osservatorio e i Laboratori (OpereSegno). Ognuno di questi strumenti non è solo funzionale ad orientare l’azione della carità, ma esprime già in sé l’esercizio dell’atto di Carità. Il bisogno di ascolto è sempre tra i più fondamentali e necessari. Necessita di formazione e competenza. È compito faticoso e impegnativo che chiede la sintonizzazione della mente e del cuore. È esercizio da condividere sul quale confrontarsi, non da personalizzare. La conoscenza delle povertà, attraverso la condivisione del dato e delle informazioni, della reale portata e delle specifiche caratteristiche dei bisogni dei poveri accanto a quella delle possibili risorse che possono essere messe a disposizione per soddisfare tali necessità è indispensabile per educare la comunità ecclesiale e civile a percepire la dimensione quantitativa e qualitativa della povertà e orientare verso le risposte più adeguate. La conoscenza della povertà, che spesso si vorrebbe ignorare, è essa stessa un’importante azione di carità. (Il ricco epulone neppure si accorgeva del povero Lazzaro… eppure era sotto i suoi occhi! Lc. 16,19-31) Scoprire perciò le vere caratteristiche della povertà, sapere del povero della porta accanto, è atto di carità che serve a smuovere il cuore verso la relazione di prossimità. Le Opere di Carità sui territori, come i laboratori dell’officina culturale o l’accoglienza diffusa presso le parrocchie dei richiedenti asilo, sono finalizzate ad attivare processi di crescita per l’affrancamento dalla povertà. Sono cioè espressione dell’azione pedagogica di Carità conformemente al mandato di Caritas. Sia il Metodo che gli Strumenti possono essere modificati, anzi devono essere continuamente rielaborati per essere adeguati. Il rischio del “Si è sempre fatto così” che ingessa l’azione caritativa e sempre pericolosamente incombente. Potremo sviluppare tali strumenti in varie e diverse soluzioni come, ad esempio: - CdA: diffusi, integrati sul territorio UP, coordinati e collegati con Caritas Italiana, con quelli di Istituzioni civili, ecc. - Implementazione di Ospoweb con OspoRisorse o altri osservatori di altri enti; - Valorizzazione: Reti di collaborazione ecclesiali/civili-istituzionali - Nuove Opere Segno oltre ad Empori, officine culturali, dormitori, progetti per giovani adulti, accoglienza richiedenti asilo, carcerati a fine pena, senza dimora, ecc.

IV. I SOGGETTI COINVOLTI NELL’AZIONE DEL MANDATO (A chi tocca fare cosa?)

I soggetti coinvolti a vario titolo nell’azione della Caritas sono molteplici. Prima di tutti… gli ultimi. Essi devono ispirare e orientare tutta l’azione della Caritas. Come anche Papa Francesco ci ha recentemente ricordato nell’occasione del suo intervento per il giubileo di Caritas italiana. Porli al centro dell’azione ecclesiale di Carità consente infatti, quasi automaticamente, di attivarsi per sviluppare la solidarietà necessaria affinché il mondo sia il più adeguato per tutti. Solo se si prende cura degli ultimi la società può edificarsi come una società veramente umana. Sono le persone che incontriamo in situazione di grave marginalità e le famiglie in situazione di fragilità che ci chiedono aiuto e solidarietà: sono loro il “mio prossimo” (Lc.10,25-37) Poi ci sono i protagonisti ecclesiali “vocati” personalmente ad impegnarsi nell’azione della Caritas: Parroci, “Ministri” della Carità, Volontari, Comunità ecclesiale, i “lontani”; o “vocati” istituzionalmente, come la San Vincenzo e tutte quelle altre realtà che testimoniano un particolare impegno e carisma di carità. Infine ci sono i protagonisti civili: enti ed istituzioni pubbliche e private del sociale che si occupano delle persone e famiglie fragili o in difficoltà. La logica della RETE è la logica più naturale insita nel Mandato della Caritas. Infatti l’azione pedagogica va sempre contemporaneamente orientata sia verso la Comunità ecclesiale che verso la Società Civile. Per questo il coordinamento con Caritas italiana, ad esempio, o con una realtà territoriale come quella del Distretto 4 dell’ULSS 9, raccolgono anche il nostro operato e ci rilanciano nella nostra azione condivisa frutto di una collaborazione a servizio dei poveri che può sempre raffinarsi e migliorare a vantaggio di tutti.