R.Accolti: reinserimento attraverso l'agricoltura di persone provenienti da situazioni di grave marginalità

A S. Massimo, in periferia di Verona, c'era fino a pochi mesi fa un terreno incolto. Cosparso di sterpaglia, ospitava qua e là, come segni della sua vita precedente, qualche attrezzo in disuso, oggetti abbandonati, cumuli di pietre e persino un paio di collinette di rifiuti ricoperte di vegetazione. Ma era un terreno con tanta voglia di tornare a dare frutto.

Alcune persone, la cui esperienza di vita si era snodata su un percorso difficoltoso e accidentato, se ne sono prese pazientemente cura. Anche loro avevano e hanno voglia di tornare a portare frutto. Hanno spianato la collina, rimuovendo e smaltendo i rifiuti che la componevano, hanno spostato l'uno dopo l'altro i grossi sassi.... e hanno trasformato quel terreno in un campo.

Era la fine del 2015. Con pazienza, e con l'aiuto di esperti, hanno imparato ciò che non sapevano di semi, di orti, di innaffiatura, di concimazione... con pazienza e perizia hanno seminato. E hanno atteso, con l'attesa vigile del contadino che “non dimentica”, ma si prepara all'arrivo dei frutti.

La struttura flessibile delle attività, che variano con il ciclo della giornata e delle stagioni, offre più possibilità di adattamento degli orari e delle mansioni alle esigenze ed abilità diverse dei soggetti coinvolti, gli ambienti di lavoro sono aperti e meno costrittivi (aspetto spesso sottovalutato ma che può costituire una variabile significativa nella “tenuta” dei percorsi), ed ultimo, ma non per importanza, la valenza «terapeutica e inclusiva» del rapporto con la Vita che l’agricoltura consente: dal seme alla pianta e dalla pianta al frutto che serve a nutrire, con tutta la valenza relazionale di questa funzione primaria.

 

Aprile 2016: i frutti hanno iniziato ad arrivare. Prima due varietà di lattuga, verde e rossa, che hanno fatto capolino dai semenzai a caldo e son state prontamente trasferite nel campo: ormai è rigogliosa ed orgogliosa, quasi pronta alla vendita, e presto le faranno compagnia le quattro varietà di cavolo che dimorano nelle altre aiole. Ed è solo l'inizio.

Nel progetto svolgono al momento un tirocinio 5 persone, affiancate da Adriano Merlini, agronomo dell'associazione Orti di S. Giuseppe e da un operatore del Samaritano, Nicola Zoppi (e quando è necessario Marco Tezza).

E’ iniziata anche la vendita diretta, sul campo. A chilometro, anzi a “metro zero”. Parte della produzione sarà coerentemente utilizzata dal nostro catering “Gusto Solidale” andando a costituire una vera e propria “filiera etica e sociale”. Ma soprattutto, essendo nel cuore di un quartiere della città, la speranza è che questo possa diventare l'”orto del quartiere” e che la comunità sia sempre più coinvolta .

 

Settembre 2016. La bancarella sul campo ha lavorato a spron battuto per tutta l’estate: prima cavoli e insalata, pomodori come se piovessero, zucchine, melanzane... e sono arrivati persino i barattieri! Che sono degli squisiti cetrioli dolci di origine pugliesi, così cicciottelli da sembrare meloni ancora in crescita, spettacolari in insalata. Chi scrive li ha già assaggiati e garantisce!

 

Ogni stagione ha i suoi doni, quindi siete sempre i benvenuti, e sempre siete invitati, al campo a vedere, annusare, ammirare e comprare per poi gustare le nostre squisite verdure!

 

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Alessandra Soardo, coordinatrice del progetto, spiega: «”R.accolti” nasce dalla collaborazione fra Il Samaritano e l'associazione di volontariato Orti di San Giuseppe, entrambe impegnate nel campo del sostegno e del reinserimento di persone provenienti da situazioni di grave marginalità. L'esperienza ci ha insegnato che chi ha intrapreso un percorso di reinserimento sociale non necessita soltanto di un sostegno nella ricostruzione di un contesto economico e abitativo, ma debba essere affiancato anche nella ricostruzione del contesto identitario e valoriale perduto. Il terreno 8.720 datoci in concessione dal Comune di Verona era l'occasione che cercavamo: chi meglio della terra può sostenere questo cammino? Tornare alla terra è tornare al cuore del nostro Essere. La terra è faticosa da coltivare, però è anche generosa ed insegna che, quando si dà con pazienza e costanza, si raccoglie. Il rapporto con terra e la natura offre un ambiente ideale, perché consente la presa in carico e l’assunzione di responsabilità in un contesto in cui la tolleranza e la disponibilità alla prova ed all’errore sono più ampie».