Tratto da L'Arena del 4 novembre 2021
 
Sono stati accolti da una settimana nella comunità ronchesana quattro fratelli, due maschi e due femmine, fuggiti dall'Afghanistan lo scorso agosto. Da due mesi, il loro Paese è governato di nuovo dai Talebani, dopo 20 anni di democrazia. Il progetto di accoglienza è stato attuato dalla Caritas diocesana grazie alla disponibilità dell'Unità pastorale di Ronco, Albaro, Tombazosana e Scardevara, la quale ha messo a disposizione dei quattro fratelli la canonica di Tombazosana, finora disabitata. I quattro fratelli orfani di entrambi genitori hanno 28 e 16 anni, i maschi, 27 e 14 anni le femmine: dunque due sono minorenni. La loro famiglia collaborava con il governo italiano e la cooperazione internazionale: per questo sono stati presi in custodia e protetti dai soldati italiani, che li hanno accompagnati in Italia e messi in salvo, con un volo del ponte aereo militare. Attualmente vivono sul suolo nazionale con lo status di richiedenti asilo, ma per loro è stato avviato l'iter per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiati, grazie al quale potranno rimanere nel nostro Paese e lavorare con un regolare contratto oppure studiare. I quattro fratelli sono di religione islamica, ma non hanno affatto rifiutato la proposta della Caritas veronese di vivere temporaneamente in una canonica, vicino a strutture e simboli sacri della religione cattolica. Anzi si sono detti subito onorati di poter essere trasferiti a Tombazosana, poiché erano in attesa di una sistemazione idonea. Dei quattro, solo il maggiore parla inglese, mentre gli altri tre solamente le loro lingue d'origine, che sono il pashtu (parlato correntemente del 60 per cento della popolazione afghana) e il dari (un'evoluzione dell'arabo e del persiano) la lingua scritta. Nessuno di loro parla italiano, tuttavia sono seguiti da un'assistente sociale che interloquisce con il fratello maggiore in inglese. Essi ricevono il sussidio previsto per gli immigrati dallo Stato, tramite la Prefettura di Verona.«Il primo problema da affrontare è quello di insegnare loro la lingua italiana per cercare di inserirli nel nostro tessuto sociale», fa sapere il vicesindaco con delega alle Politiche sociali Davide Vesentini. «A breve i due fratelli maggiori faranno il test di ingresso per poter frequentare la scuola di alfabetizzazione per stranieri, che si tiene già nell'ex scuola elementare di Albaro. Ci siamo attivati poi con l'Istituto comprensivo per vedere se i due minorenni possano essere inseriti alla scuola media», aggiunge il vicesindaco, «ma siamo ancora in attesa di capire se la cosa sia fattibile».«Ho preso contatti con la parrocchia anche in veste di presidente dell'associazione Solidariamente», conclude Vesentini, «per capire se dalla mensa "Aggiungi un posto a tavola" possiamo renderci utili e fornire pasti caldi». La notizia dell'arrivo dei quattro ragazzi è trapelata e si è diffusa subito in paese, non senza destare qualche critica. «Io sono tenuto all'obbedienza al vescovo», confida il parroco don Davide Fadini, «il quale conosce sia i progetti di accoglienza della Caritas diocesana, sia il fatto che avevamo una canonica abitabile vuota. Dunque, monsignor Giuseppe Zenti mi ha chiamato per sottopormi questo progetto. Noi abbiamo messo solo a disposizione l'alloggio, perchè in realtà tutto è in capo alla Caritas diocesana». A ragion del vero, l'unità pastorale di Ronco ha compiuto un grande gesto di generosità nei confronti di questi fratelli, catapultati in un Paese straniero dall'oggi al domani. E molti ronchesani si sono già mossi, attraverso associazioni piuttosto che a livello personale, per aiutarli e farli sentire parte della comunità...
 
di Zeno Martini