Tratto da Verona Fedele del 24 ottobre 2021

Il progetto Apri di Caritas italiana è nato circa un anno fa, come prosecuzione del progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”. Si tratta di un'iniziativa nazionale finalizzata a creare migliori condizioni di integrazione per i migranti rafforzando il loro percorso di autonomia e sensibilizzando le comunità - parrocchie, istituti religiosi, famiglie - all’accoglienza. «Apri è l’acronimo di "Accogliere, PRoteggere e promuovere, Integrare" – ci spiega Anna Avogaro, una delle operatrici del progetto presso Il Samaritano di Caritas diocesana veronese – ed è la continuazione di altre iniziative già proposte negli anni da Caritas italiana. Apri è pensato per tutte quelle persone che hanno un regolare titolo di soggiorno in Italia e che non abbiano già usufruito di altri fondi o progetti della Cei, come ad esempio i corridoi umanitari. Ma mette al centro del progetto la comunità, intesa come parrocchie, istituti religiosi, famiglie, in modo che si crei un sistema di relazioni in grado di supportare il processo di inclusione sociale e lavorativa delle persone».

Attraverso Apri, le Caritas diocesane possono proporre una forma di accoglienza alternativa proprio grazie a una pluralità di attori coinvolti: famiglie, operatori della Caritas diocesana, comunità e parrocchie che potranno sperimentarsi nell’accoglienza di persone provenienti da contesti e culture differenti, in tempi brevi, perché la durata del progetto è di massimo sei mesi per persona. «L’aspetto più significativo riguarda proprio le famiglie – continua la Avogaro – che vengono definite tutor e senza le quali non si può far partire l’iniziativa. La famiglia tutor cammina a fianco della persona, si fa parte integrante nel suo percorso di vita, aiuta in tutti gli aspetti del quotidiano. Non è necessaria l’accoglienza in casa propria, possono essere anche appartamenti esterni o soluzioni alternative, ma quello che conta per la famiglia tutor è l’accompagnamento dei beneficiari accolti, in stretta collaborazione con gli operatori di Caritas diocesana, con le parrocchie o altre realtà direttamente coinvolte sul territorio e confrontandosi con i tutor nazionali di Caritas italiana».

Anche Caritas Verona, attraverso la sua cooperativa sociale Il Samaritano, si sta sperimentando nel progetto Apri, come spiega Gianni Tomelleri, referente del progetto richiedenti asilo e rifugiati accolti a Verona e provincia: «Abbiamo già iniziato e concluso l’iniziativa nella parrocchia di Lugagnano, mentre a Campazzo di Valeggio sul Mincio sta funzionando in questo momento molto bene. L’intenzione è farla partire in altre parrocchie, come Castiglione di San Michele Extra dove abbiamo già iniziato a dialogare. D’altronde come Caritas diocesana veronese non siamo nuovi ad iniziative del genere. Nel nostro progetto di accoglienza di richiedenti protezione internazionale, abbiamo sempre spinto per la micro-accoglienza sul territorio, con il coinvolgimento delle comunità parrocchiali. E, anche quando il progetto di una persona si chiudeva dopo l’iter burocratico di accoglienza, abbiamo sempre concesso a nostre spese alcuni mesi a ciascun ospite per integrarsi sul territorio. Oggi con Apri abbiamo l’opportunità di avere aiuti economici per le spese verso autonomia e integrazione, ma anche una progettualità diversa intorno ai volontari e alle famiglie tutor di una parrocchia, che diventano il fulcro dell’iniziativa, proprio come delineato da Caritas nazionale».

Presso la frazione di Campazzo a Valeggio sul Mincio, Caritas diocesana ospita sei persone, due arrivate attraverso il progetto dei corridoi umanitari e altre quattro inserite nel progetto Apri: «Sono stati segnalati dalla comunità di Valeggio – continua Tomelleri – che poi, oltre all’ospitalità, ha messo in campo le famiglie tutor». Un progetto a tutto campo di una comunità che collabora a diversi livelli da molti anni con Caritas diocesana.

Il progetto Apri si chiuderà a fine 2023 ed è un progetto su cui Caritas italiana punta molto come buona prassi di accoglienza. «Non si tratta soltanto di un intervento umanitario – conclude Anna Avogaro – ma con Apri le Caritas recuperano la loro funzione pedagogica nei confronti della comunità civile e non solo parrocchiale. Relazioni positive di amicizia e di buon vicinato aiutano i migranti ad inserirsi e sono fondamentali come collante nelle comunità locali, per stemperare i conflitti e far crescere comunità solidali che migliorano la vita di tutti».

 

Francesco Oliboni