Il Governo riduce le risorse, Caritas Verona, attraverso l'opera segno del Samaritano, continua ugualmente nel suo mandato. Ecco l'articolo apparso sul quotidiano L'Arena qualche giorno fa.

Garantire le ore di mediazione culturale, il sostegno di educatori e psicologi, i corsi di lingua e le prestazioni sanitarie, ossia tutte quelle attività che il decreto sicurezza ha eliminato. Assicurare i servizi necessari per facilitare l’integrazione e migliorare l’accoglienza dei richiedenti asilo, nonostante i pesanti tagli previsti dal Governo, che ha abbassato la quota pro capite da 35 a 19 - 23 euro al giorno.

Sono 120 circa i migranti che oggi vivono in diversi paesi della provincia e che potrebbero anche nei prossimi due anni usufruire di questi benefici grazie alla Caritas diocesana che, attraverso la cooperativa sociale il Samaritano, ha voluto mettere a disposizione risorse proprie che andranno a integrare quelle, ridotte, garantite dallo Stato. Il condizionale è necessario, perché la coop ha partecipato alle gare pubblicate dalla Prefettura di Verona, la commissione esaminatrice si riunirà a fine mese per valutare le offerte e solo allora si saprà se quelle che riguardano il Samaritano saranno approvate. L’iniziativa rappresenta un unicum nel panorama veronese, dove le altre coop che hanno deciso di prendere parte ai bandi hanno applicato, viste le poche risorse a disposizione, un taglio netto ai servizi. Ed è un caso eccezionale, per ora, in tutto il Veneto, dove invece altre Caritas hanno preferito defilarsi. «Il nostro obiettivo è lavorare sull’integrazione», spiega il direttore del Samaritano Marco Zampese, sottolineando che, in seguito all’approvazione del decreto, «le Caritas del Triveneto hanno fatto, insieme, un ragionamento: come si può proseguire lungo questo percorso nonostante la riduzione delle risorse? Alcune, le più piccole, hanno deciso di non partecipare ai bandi pubblicati dalle Prefetture provinciali». È il caso ad esempio di Vittorio Veneto o di Treviso, dove la Caritas ha fatto un passo indietro non solo per il taglio dei finanziamenti, ma anche per non avvallare scelte non condivise. «L’altra opzione, che abbiamo sposato anche noi», continua Zampese, «è stata di partecipare comunque ai bandi garantendo gli stessi servizi che c’erano in passato, assicurando un percorso di integrazione agli ospiti stranieri ed evitando licenziamenti, perché alcune figure professionali sarebbero altrimenti risultate in esubero». «Abbiamo potuto farlo», sottolinea il direttore del Samaritano, «mettendo a disposizione risorse nostre e unendoci in Ati, associazione temporanea d’impresa, con altre coop con cui condividiamo lo stesso pensiero e la stessa missione». LA PROPOSTA L’Ati - che ha quindi presentato offerte per due dei sei bandi pubblicati dalla prefettura, quello per all’accoglienza diffusa in appartamenti e quello in strutture in grado di ospitare più di 50 persone - è composta dal Samaritano, dalla coop I Piosi di Sommacampagna, dalla Filo Continuo di Pescantina, dall’associazione Villa Buri e dalla torinese Babel, che già gestisce degli alloggi nella provincia. Queste realtà, ciascuna per proprio conto, si occupano oggi dell’accoglienza di 120 immigrati complessivamente: la vittoria dei bandi permetterebbe loro di proseguire per un altro biennio con l’attività, unendo competenze e risorse. «Perché», sottolinea Zampese, «anche queste coop hanno deciso di mettere a disposizione fondi propri, restituendo quanto accantonato negli anni scorsi». Se la Prefettura darà il via libera, le coop insieme si occuperanno dell’accoglienza e dell’integrazione degli stranieri distribuiti a Villa Francescatti, all’ex ostello della gioventù di Verona, e in 23 appartamenti che si trovano in diversi comuni della provincia. «Sono state in questi anni le parrocchie stesse, rispondendo all’appello di papa Francesco, a chiamarci per avviare progetti di accoglienza diffusa nel loro territorio. È un tipo di integrazione che funziona», sottolinea Zampese, «perché tutta la comunità si sente coinvolta».

Francesca Lorandi