Tratto da Verona Fedele del 18 giugno 2021.

16 mesi si insinuava anche nel tessuto sociale il Covid. E nello stesso periodo iniziavano la loro opera in Caritas diocesana veronese mons. Gino Zampieri come direttore e Marco Bonato come vicedirettore. In occasione delle assemblee dei soci delle quattro cooperative e associazioni che compongono la Caritas di Verona, è tempo di bilanci per entrambi e per i loro più stretti collaboratori e di fare il punto della situazione su un 2020 devastante e un inizio 2021 altrettanto complicato.

Le famiglie prima di tutto

Mons. Zampieri ci racconta i primi momenti di inizio pandemia, un anno fa: «Consapevoli di vivere la prima vera emergenza locale, abbiamo messo in campo i principali strumenti Caritas: l’ascolto e l’osservatorio. Sono emersi da subito i bisogni più urgenti: la solitudine di famiglie che si sono trovate di fronte a problematiche inattese e l’isolamento dalla scuola di giovani studenti fragili. I primi interventi di Caritas attraverso l’Associazione di Carità S. Zeno onlus sono stati organizzati tempestivamente sul fronte dell’aiuto alimentare per i più vulnerabili e con il potenziamento dell’ascolto e orientamento attraverso le Caritas territoriali. Ma possiamo anche affermare che in quel momento di grande emergenza due sono stati gli aspetti che ci hanno sorpreso: il raddoppio del numero dei bisognosi di protezione sociale che si sono rivolti a noi (all’Emporio della Solidarietà in Verona Centro si è passati da 390 a 700 famiglie aiutate, ndr) e la vulnerabilità di snodi territoriali dell’associazionismo cittadino che hanno creato vuoti nei quartieri più a rischio».

I nuovi poveri

Barbara Simoncelli, responsabile dell’area progetti e coordinamenti di Caritas Verona, ci traccia un bilancio drammatico dell’ultimo anno: «Secondo l’ultima indagine di Caritas Italiana tra settembre 2020 e marzo 2021 le Caritas nel nostro paese hanno accompagnato 544.775 persone. Le donne sono il 54% così come sono la maggioranza gli italiani (58%). Quasi una persona su quattro (24%) è un “nuovo povero”, cioè non si era mai rivolta in precedenza alla rete Caritas. In oltre un anno di pandemia, si sono rivolti alle Caritas quasi mezzo milione di nuovi poveri (453.731). Gli utenti che si sono rivolti ai centri d’ascolto della Diocesi di Verona nel 2020 risultano 8.198, una larga fetta dei quali hanno manifestato come prima necessità il supporto alimentare. Il secondo bisogno emerso è stato quello abitativo, cioè famiglie che presentavano difficoltà nel pagare continuativamente il canone di affitto e le utenze. Infine frequente è stata la riduzione, sospensione o perdita del lavoro anche a causa delle misure adottate per contenere il contagio».

Poveri ancora più poveri

Marco Zampese, direttore della Cooperativa sociale Il Samaritano, ci racconta i mesi vissuti dagli ultimi, gli emarginati della società: «In questi mesi sono continuate tutte le forme di sostegno e accoglienza messe in campo negli anni, con l'aggiunta di una componente di fragilità sanitaria da dover sostenere. Senza dimora giovani, adulti e con problemi sanitari, persone provenienti dal circuito penale, persone accolte in appartamenti sul territorio, richiedenti asilo, corridoi umanitari: non ci siamo mai fermati proprio perché persone che vivono nella grave marginalità in questi mesi di pandemia hanno davvero rischiato di essere sospinte ancora di più ai margini della società».

Emergenza abitativa

Nel 2020 gli effetti della contrazione economica dovuta alla pandemia e alle misure di contenimento hanno avuto effetti importanti sulla capacità delle famiglie di continuare a pagare le spese collegate all’abitare. Si tratta di una fetta di popolazione che vive soprattutto in affitto. Secondo l’osservatorio Caritas, su 603 ascolti telefonici effettuati durante il primo lockdown, è emerso che circa la metà delle famiglie ascoltate ha manifestato una crescente difficoltà nel sostenere il pagamento delle utenze domestiche e dei canoni di

locazione. L’associazione San Benedetto Onlus ha registrato varie richieste di casa da parte di famiglie con minori, anche se fortunatamente i numeri delle segnalazioni sono stati più contenuti del previsto grazie al blocco degli sfratti.

L’impegno di Caritas Verona in questo anno

Nei giorni del Covid le persone più fragili hanno ricevuto aiuti e non sono state abbandonate. Il territorio nell’emergenza ha retto grazie alle reti di aiuto formali e informali, è diventato il fattore protettivo per i più

fragili e tanta comunità ha voluto essere protagonista attraverso forme di mutualità. La rete dei Centri di Ascolto Caritas (48 attivi) e degli Empori della Solidarietà (10) si è posta come snodo territoriale per quelle persone già note, ma anche per tutte quelle famiglie che si sono ritrovate con poche risorse per andare avanti. 173 PC distribuiti attraverso la rete scolastica per la dad, la ripresa delle officine culturali sul territorio, la realizzazione della app Ehilapp! per la prevenzione della povertà, una nuova sede per lo Sportello Unico per i senzatetto, con monitoraggio sanitario, presso il Tempio Votivo sono solo alcuni strumenti nati per aiutare le persone in tempo di pandemia. Inoltre Caritas Verona, in rete con molti altri enti, ha organizzato le accoglienze nei mesi di emergenza freddo e soprattutto quelle legate alle persone senza tetto positive al Covid, per un servizio di cui ha beneficiato l’intera città. Sono state aperte nuove accoglienze, per mamme con bambino come Casa Santa Elisabetta e per la gravissima marginalità adulta nei mesi invernali. Inoltre è stato anche avviato un progetto di delocalizzazione dell’accoglienza e della gestione dei senza dimora sui territori, concretizzatasi poi con l’apertura nel distretto 4 di uno spazio diurno e di accoglienza abitativa.

«Oltre a ciò – conclude mons. Zampieri – Caritas non ha smesso di ascoltare e intercettare nuovi bisogni, progettando servizi sulla base delle priorità stabilite: l’animazione del territorio; la cura del volontariato, soprattutto con l’accompagnamento dei moltissimi giovani che in questi mesi sono entrati a far parte della famiglia Caritas; la creazione e l’animazione di reti di partenariato».