Tratto da Verona Fedele del 3 ottobre 2021

È arrivata in Italia proprio in questi giorni e la stanno aspettando a Verona. Proviene dall’Eritrea e si chiama Fortuna: un nome, una sentenza. Fortuna è stata selezionata in Etiopia come avente diritto ad una borsa di studio accademica ed è arrivata in Italia attraverso i Corridoi Universitari, promossi da Caritas italiana, da 23 Università della penisola e da altri partner di progetto. La giovane aveva già ottenuto lo status di rifugiata e aveva intrapreso un percorso di studi pluriennale in Etiopia, un percorso simile alla laurea triennale italiana. Ora arriva a Verona per completare gli studi con la magistrale in lingue e anche per avere più speranze di un futuro migliore. Al terzo anno di progetto nazionale, è la prima persona che Verona accoglie attraverso questa formula dei Corridoi Universitari.

Abbiamo incontrato Gianni Tomelleri, referente per Caritas diocesana veronese del progetto richiedenti asilo e rifugiati accolti a Verona e provincia.

«Siamo contenti che questo percorso sia partito anche a Verona, dopo che già da un paio di anni se ne parlava in altre città italiane. Arriva questa giovane eritrea, che io personalmente non ho ancora incontrato, selezionata in Etiopia e con un visto per motivi di studio. Si tratta di un progetto biennale che vede in campo moltissimi attori, tra cui ovviamente anche noi di Caritas».

Come è partito il progetto?

«L’Università di Verona ha aderito per l’anno 2021 al programma Uni-Co-Re (University Corridors for Refugees) del Manifesto dell’Università Inclusiva, volto alla creazione di corridoi umanitari per studenti rifugiati o richiedenti asilo al fine di accoglierli in corsi di laurea magistrale biennale. Da capofila del progetto, ha deciso di aprire un bando per accogliere una persona. Tra i vari candidati all’interno dei campi profughi dell’Etiopia, per Verona è stata selezionata Fortuna, che dovrebbe arrivare in città nel weekend del 2/3 ottobre. Caritas italiana ha curato l’arrivo a Roma, le procedure, il viaggio. Le Caritas locali, come la nostra, si occupano dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’orientamento sul territorio. Ma poi i partner sono molti, tutti coinvolti dall’Università».

Chi in particolare?

«L’ateneo veronese, oltre alla diocesi, ha coinvolto altri istituti religiosi, il Cestim, la Diaconia Valdese, la comunità ebraica. Praticamente si tratta di un’equipe di lavoro interreligiosa, con diverse competenze e carismi. Sono stati suddivisi gli incarichi e ognuno ci mette del suo. L’Università poi fa il resto con i suoi tutor interni e l’organizzazione legata al percorso di studi».

Dove sarà accolta la giovane studentessa?

«Sarà ospitata al convitto femminile Don Mazza di via Campofiore».

Quali i compiti concreti di Caritas Verona nel progetto di accoglienza?

«Attraverso alcuni operatori sociali del Samaritano, ci occuperemo della parte sanitaria, documentale e di integrazione sul territorio. Inoltre, si è resa disponibile una famiglia italiana di Verona che farà da tutor della ragazza e l’aiuterà nella vita di tutti i giorni. Si tratta di un punto di forza dell’iniziativa, a cui teniamo molto perché il volontariato e l’attivazione della comunità sono elementi cardine di qualsiasi progetto Caritas».

Il progetto sta per iniziare, quali sono i prossimi passi?

«Fortuna sta vivendo i suoi dieci giorni di quarantena a Padova, ma anche noi nel frattempo abbiamo accolto in quarantena tre ragazzi dello stesso progetto che in questi giorni si trasferiranno a loro volta in Caritas Ambrosiana a Milano. Dalla settimana prossima inizia ufficialmente l’esperienza del Corridoio Universitario anche a Verona e la nostra ospite sarà impegnata nella magistrale in lingue. Siamo sicuri che sarà un bel progetto e una esperienza di crescita per tutti».

 

Francesco Oliboni