Nell'ultimo numero di Verona Fedele (il numero 30 di domenica 2 agosto), viene raccontato il progetto dei Corridoi Umanitari, con l'intervista a don Pierpaolo Battistoli, parroco di Quinzano, una delle realtà diocesane in cui sono ospitate tre persone provenienti da un campo profughi in Etiopia. Ecco il servizio completo.

 

La Conferenza Episcopale Italiana ha promosso nel 2018 l’apertura di un nuovo corridoio umanitario tra l’Etiopia e l’Italia che ha permesso l’arrivo, in circa due anni, di 500 profughi eritrei, somali e sud-sudanesi, ma non solo, fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso e bloccati nei campi profughi del Paese.
A siglare il protocollo tecnico tre soggetti: la Conferenza Episcopale Italiana, che agisce attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes, la Comunità di Sant’Egidio e il Governo Italiano.
«Questo protocollo – spiega Marco Zampese, direttore della cooperativa Il Samaritano di Caritas Verona – non ha nulla a che vedere con gli accordi consueti di accoglienza che coinvolgono le Prefetture, i centri di accoglienza straordinaria o i Siproimi, ma è un progetto che riguarda la dimensione cristiana dell’accoglienza: i fondi arrivano tutti dalla Cei e dalle Caritas locali. Nell’ambito del protocollo la Chiesa italiana si è impegnata nella realizzazione del progetto di accoglienza facendosene interamente carico, senza quindi alcun onere per lo Stato italiano».

Il progetto ha consentito l’ingresso legale e sicuro a donne, uomini e bambini che vivevano da anni nei campi profughi etiopici in condizioni di grande precarietà.  Con il coordinamento della Caritas italiana e attraverso le Caritas diocesane, si cerca di fornire l’adeguato processo di integrazione ed inclusione sociale di queste persone. Caritas veronese ha accettato di aderire al progetto con la sua Cooperativa sociale, Il Samaritano, e ha trovato nelle parrocchie di Cerro Veronese e Mezzane la prima disponibilità per accogliere due nuclei famigliari eritrei, per un totale di 8 persone, nel  febbraio 2018. A seguire si sono aggiunte altre parrocchie nell’accoglienza: Santi Angeli Custodi, Valeggio sul Mincio, Cerro Veronese con un secondo nucleo famigliare e Pescantina per quel che riguarda l’accoglienza di famiglie eritree e la parrocchia di Quinzano che invece ha accolto tre uomini adulti dello Yemen.

Continua Zampese: «Oggi il progetto accompagna 25 persone sul territorio, accolte in varie parrocchie. Si tratta fondamentalmente di due nazionalità, eritrei e yemeniti, anche se tra gli eritrei si registrano due etnie differenti: tigrigni e hafar, etnia quest’ultima che coinvolge, oltre all’Eritrea, anche altri stati africani come Etiopia e Gibuti. Alcuni di questi nuclei famigliari sono arrivati in Italia due anni fa, altri in fasi successive, fino all’ultimo gruppo molto più recente. Ci sono famiglie in difficoltà, altre con problemi di salute, ma anche tre persone laureate alle quali viene data una possibilità lavorativa e di crescita importante in Italia».

Dopo la parte legale e di inserimento nel contesto territoriale, gli operatori del Samaritano, insieme ai volontari delle parrocchie, si impegnano in un progetto che dura almeno un anno e che prevede anche l’insegnamento della lingua italiana, l’integrazione sul territorio, la ricerca lavorativa, oltre che la possibilità per i bambini e gli adolescenti coinvolti di entrare nel mondo della scuola, in squadre sportive e in altri contesti di inserimento. Nel periodo di coronavirus il progetto è proseguito più a rilento, ma non è mai mancata la presenza costante di operatori e volontari, per aiutare famiglie così fragili a superare settimane che hanno messo in difficoltà tutta la società.

Francesco Oliboni