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«La cucina è un atto d’amore e rispetto»

«La cucina è un atto d’amore». In questo modo il questore di Verona Roberto Massucci presenta l’impegno di domenica 19 novembre, VII giornata mondiale dei poveri, ai fornelli della Casa Accoglienza “Il Samaritano” della Caritas di Verona.

Coinvolto dal vescovo Domenico Pompili, che conosceva questa passione e la disponibilità già data in alte occasioni con diverse Caritas diocesane, il Questore ha coordinato un numeroso staff composto di altri poliziotti – tra cui il vicario, il dirigente dell’anticrimine, il dirigente del personale, il dirigente della polizia ferroviaria – e alcune mogli; tutti uniti dalla scelta di dedicare abitualmente il loro giorno di riposo al volontariato e ben coordinati in una operazione non certo facile come quella di preparare un centinaio di coperti. Prosegue Massucci: «Siamo entusiasti di questa possibilità odierna e felici di condividere questo entusiasmo con gli ospiti, i volontari e gli operatori Caritas». Un menù ricercato, come segno del desiderio dedicare massima attenzione a tutti: delizia di zucchine alla parmigiana, caserecce ai fiori di zucca, alici e crema di burrata, rigatoni alla gricia, pollo alla cacciatora e tiramisù. «Siamo anche felici – continua – che intervengano le alte autorità cittadine, perché questo diventa un momento di comunità». Presenti, oltre il Vescovo e il Questore, il prefetto Demetrio Martino, il tenente dei carabinieri Alessandro Raganato, il sindaco Damiano Tommasi con Luisa Ceni, assessore con delega, tra le altre cose, alle politiche sociali e abitative.

Conclude il Questore, collegando il suo impegno per questa Giornata al suo modo di concepire il servizio abituale: «Il mio primo pensiero alla mattina è rivolto al desiderio di trasmettere e insegnare il rispetto. Lo facciamo nei tanti eventi con i ragazzi delle scuole e penso sia davvero importante: il rispetto è la precondizione per qualsiasi altra cosa, è fattore moltiplicatore della crescita e antidoto a molte cose brutte».

Infine Massucci ha dedicato la giornata alla famiglia di Giulia Cecchettin «vittima del mancato rispetto della sua vita, della sua identità di donna e di studentessa; proprio queste occasioni di condivisione dell’amore, invece, ci aprono al calore della comunità, all’attenzione e alla dedizione agli altri, che passa anche attraverso dei gesti di cura concreti».