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3° domenica di Avvento. Meravigliarsi: lo stupore davanti alle fatiche dei poveri

Guardare in alto e stupirsi… tipico dei bambini, perché guardano il mondo dal basso e si meravigliano di tutto con estrema facilità. Lo stupore in fondo è stordimento, è incredulità e senso di meraviglia provocato dall’inatteso, per questo è tipico dei piccoli, perché per loro è tutto inatteso. Gli adulti invece troppo spesso sono disincantati e non sanno più stupirsi. Eppure Isaia quando scrive non è più un bambino e non lo è nemmeno l’Incantato del presepe: sono uomini che sanno gioire, anzi di più, sanno esultare e spalancare gli occhi di fronte ad un grande annuncio: Dio c’è ed è per me! Un Dio che viene per guarire, liberare, consolare. L’incantato del presepe sono io, siamo noi, quando facciamo entrare lo Spirito del Signore e ci lasciamo meravigliare dalla sua luce. La nascita di Gesù: un evento che ha cambiato la storia, una “storia” in cui c’è posto per tutti… specialmente per chi sa ancora stupirsi!

Mi chiamo Roberto e ho 24 anni.
Dopo alcuni piccoli lavori nella ristorazione, trovo un lavoro al call center di un importante gestore
telefonico: 6 ore al giorno vendendo piani telefonici e, solo se ne vendevo almeno 60 al mese, riuscivo
a racimolare 500 €: più se ne vende, più si guadagna, ma se non si vende non si guadagna nulla,
nonostante si abbia lavorato.
Successivamente mi sono rivolto ad una agenzia di lavoro interinale che mi ha proposto un corso retribuito: 5 € l’ora per un totale di 80 ore per imparare a lavorare presso il call center di un importante
gestore di telefonia mobile. Supero il corso e vengo confermato con un contratto interinale a termine
della durata di pochi mesi, che viene rinnovato di sei mesi in sei mesi.
Per vivere però mi devo arrangiare con altri piccoli lavoretti; con lo stipendio del call center non si
può certo vivere ed ogni mese c’è da pagare l’affitto: 500 € per un bilocale in periferia.
Il lavoro precario non mi dà la possibilità di pianificare e progettare nulla, neanche a medio termine,
Impensabile farmi una famiglia, acquistare un appartamento senza un mutuo, che non verrà mai
erogato da una banca a chi non ha un posto sicuro. La mia vita è ancorata all’eterno presente, al risolvere
i problemi quotidiani, al dover fare i conti con la perenne instabilità, sempre sperando che
non arrivi un imprevisto, un colpo di vento più forte dal quale non ci si può riparare.